Unicredit: a rischio 400 dipendenti in Sicilia

Il piano industriale prevede tagli drastici. Per la Cisl la trattativa è complessa

Il rischio che alcune decine di filiali dell’Unicredit in Sicilia vengano chiuse e che di conseguenza centinaia di dipendenti perdano il posto di lavoro c’è ed è concreto. Più precisamente si tratta di 50 filiali e 400 unità di personale in meno, rispettivamente il 14% ed il 10% delle agenzie e dei lavoratori presenti nell’Isola. A confermarlo la Cisl, che già alcuni giorni fa aveva lanciato l’allarme.
Il nuovo piano industriale predisposto dall’Istituto di credito prevede tagli drastici e lascia pochi margini di trattativa. Una trattativa che Gabriele Urzì, della Segreteria Nazionale First Cisl del Gruppo Unicredit, definisce “complessa”.

Il sindacato, che si oppone ai licenziamenti, considera il piano in contraddizione alle politiche di ammodernamento dei servizi che la banca offre nel territorio.
“Attualmente – afferma Urzì – Unicredit ha circa 360 filiali in Sicilia e poco più di 4.000 dipendenti. Oltre al depauperamento della presenza sul territorio, la trasformazione del modello di banca con modelli di business sempre più specializzati, la realizzazione di servizi personalizzati, un coordinamento più snello, canali di vendita più focalizzati, la razionalizzazione di processi e la migrazione verso canali evoluti, non possono venire realizzati senza un positivo turn over di personale da realizzarsi con delle assunzioni che in Sicilia non avvengono da oltre dieci anni”.

Il confronto tra la banca e le parti sociali, avviato in questi giorni, proseguirà fino al primo febbraio, termine ultimo entro il quale dovrà chiudersi. Per il sindacato le priorità sono: la volontarietà nell’adesione al Fondo esuberi e l’adeguatezza degli incentivi all’esodo; il riconoscimento del premio aziendale 2016; la definizione del premio aziendale 2017, calcolato sulla base di indicatori che intercettino l’aumento di produttività e redditività che dovrebbero generarsi dal Piano; gli inquadramenti che riconoscano e valorizzino le professionalità; una formazione “efficace e verificata” e nuove assunzioni.
Richiesta, quest’ultima, che difficilmente potrà essere accolta alla luce delle scelte industriali fatte dal vertice dell’Istituto e della sua determinazione.

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