Studenti disabili, in Sicilia solo un insegnante su tre prende servizio all’inizio dell’anno

Su 15.275 posti disponibili sono 4.606 gli insegnati assegnati a settembre

“Su 15.275 posti disponibili in Sicilia per gli insegnanti di sostegno solo 4.606 vengono assegnati con l’inizio dell’anno scolastico”. Questa è la denuncia fatta dalla segretaria regionale della Flc Cgil, Graziamaria Pistorino, nel corso del seminario di formazione “Delega della L. 107/15. Inclusione scolastica degli alunni con disabilità” che si è svolto stamani al Liceo Classico Statale G. Meli di Palermo. Al centro della discussione i decreti attuativi della legge sulla “Buona Scuola” che tante critiche ha sollevato nel mondo della scuola ed in particolare in quello sindacale. Tra gli esperti del settore che sono intervenuti, oltre alla segretaria regionale della Flc Cgig e a quella nazionale Anna Fedeli, Leonardo Saguto presidente di Proteo Sicilia, Maurizio Gentile dell’Ufficio scolastico regionale per la Sicilia, Chiara Garaci referente legale AIPD e dell’Associazione “Abilmente Uniti“, Maria Patrizia Bettini dirigente tecnico del Ministero, Antonella D’Amico docente dell’Università di Palermo ed esperta in psicologia dell’apprendimento, Salvatore Nocera vicepresidente Fish.

I provvedimenti sono in dirittura d’arrivo. Entro il 17 marzo, infatti, le commissioni parlamentari dovranno esprimere il loro parere. Graziamaria Pistorino ha ribadito la necessità di sviluppare una lettura critica dei testi normativi in via di approvazione. “Noi oggi dobbiamo mettere insieme le novità previste da questo provvedimento con i diritti e le esigenze degli alunni disabili di essere integrati nei percorsi scolastici nella nostra Regione. Per farlo dobbiamo prendere in considerazione tutti i pareri delle professionalità coinvolte. Noi vorremmo che la delega su questo tema venisse trattata con maggiore attenzione”.

Ad esempio, spiega la Pistorino, nell’Isola sono stati riabilitati dal Tar 343 insegnanti di sostegno. Questa situazione certifica che c’è qualcosa che non funziona. I genitori degli alunni disabili non dovrebbero ricorrere alla giustizia per ottenere l’insegnante di sostegno per i propri figli. Si tratta di diritti che dovrebbero essere garantiti in automatico, basta il possesso dei certificati. Da qui l’appello al legislatore: “il Parlamento dovrebbe risolvere questo problema dando stabilità dei posti ai ragazzi, passando così da un organico di fatto a organico di diritto”. In questo modo per Pistorino “potrebbe essere risolto anche il problema di chi è costretto a lavorare lontano dalle proprie famiglie. Molti infatti potrebbero rientrare a lavorare in posti più vicino a casa. Siamo convinti che ci siano gli spazi e i margini perché le istituzioni ascoltino le nostre osservazioni”.

Ancora più dura la posizione espressa da Anna Fedeli, segretaria nazionale dell’Flc Cgil. Secondo la leader della Cgil scuola la delega muove dall’intento di ridurre le spese di bilancio relative all’inclusione. Per questo l’organizzazione sindacale ha intenzione di chiederne il ritiro. “Non ci sono obiezioni da fare – ha spiegato – perché il rischio che si corre è quello di tornare alle classi differenziali. E’ gravissimo che si calpesti l’autonomia scolastica, il compito di definire le ore di sostegno è della scuola, solo le scuole possono decidere”.

Il ragionamento della Fedeli riguarda l’impianto della legge 107. Secondo la leader della Cgil le 100 mila assunzioni si potevano fare diminuendo il numero di studenti per classe con un beneficio per tutti, per i ragazzi e per i docenti che avrebbero potuto rimanere a lavorare vicino casa. Inoltre “se devo parlare di inclusione lo devo fare in un contesto di scuola funzionante non certo in quello presente da Roma in giù. Gli otto decreti sono peggio della 107, gli unici soldi di questa delega vanno alle scuole private se accolgono gli alunni disabili”.

“Non si buttano a mare – ha concluso la Fedeli – la scuola dell’infanzia, i processi inclusivi e la formazione degli adulti”. Sono le tre eccellenze della scuola italiana su cui bisognerebbe investire. “Se non si parte da questo la scuola italiana viene messa in ginocchio”. Infine, “non si possono sancire i diritti e dire che questi possono essere esercitati solo se c’è la disponibilità finanziaria. Bisogna attuare il tempo pieno nella scuola dell’infanzia e in quella primaria, ma non si può scrivere nella legge che i comuni possono costituire le mense, ma lo Stato non fornisce il personale”.

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