Nuovo limite di legge per i succhi d’arancia. Così si salveranno gli agrumeti siciliani

Buone notizie per gli agricoltori siciliani. Finalmente dopo anni di lotte da parte delle associazioni di categoria per avere più succo d’arancia nelle aranciate la battaglia intrapresa segna un punto in favore della qualità dei prodotti, della salute dei consumatori e della valorizzazione delle produzioni locali. È arrivato il via libera da parte dell’Unione europea sul provvedimento nazionale che innalza dal 12 al 20 la percentuale di succo nelle bevande analcoliche a base di arancia prodotte in Italia. Il decreto che prevede la conclusione della procedura di notifica alla Commissione europea è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale di mercoledì scorso.

Le ricadute economiche del provvedimento sul settore produttivo sono notevoli. Secondo Coldiretti in questo modo si potrebbero salvare oltre diecimila ettari di agrumeti italiani con una estensione equivalente a circa ventimila campi da calcio, situati soprattutto in regioni come la Sicilia e la Calabria. L’aumento della percentuale del contenuto minimo di frutta al 20% corrisponde – spiega la Coldiretti – all’utilizzo di 200 milioni di chili in più di arance all’anno con effetti anche dal punto di vista paesaggistico in una situazione in cui una pianta di arance su tre (31%) è scomparsa in Italia negli ultimi quindici anni”.

L’Isola è la regione maggiormente interessata dal nuovo limite imposto dalla legge. Qui sono 55.154 gli ettari di aranceti. Un’estensione in calo rispetto a quella degli anni passati. Gli agricoltori , infatti, da anni vivono una crisi strutturale dettata dalla concorrenza spietata dei Paesi esteri che fa abbassare i costi del prodotto. Oggi le arance per i succhi vengono pagate ai produttori per pochi centesimi al chilo, mentre il prezzo medio per quelle da tavola oscilla dai 20 ai 50 centesimi. Per questo molti agricoltori hanno deciso ad abbandonare i campi. Il nuovo limite potrebbe far segnare un’inversione di tendenza perché fa crescere la domanda e di conseguenza avere anche delle conseguenze positive sul prezzo.

C’è poi l’aspetto ambientale e salutistico da prendere in considerazione. Il provvedimento da un lato favorisce la tutela del territorio e del paesaggio, a rischio desertificazione. Inoltre, la maggiore concentrazione di succo contribuirebbe a ridurre la presenza di zucchero e di aromi artificiali nelle bevande e ad aumentare quella di vitamina C, fondamentale per rafforzare il sistema immunitario.

Molte aziende hanno già iniziato ad adeguare i loro processi produttivi alle nuove disposizioni. Avranno tempo fino al 6 marzo del 2018. Ma la vera sfida, sottolinea il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo, è quella di rendere obbligatoria l’indicazione di origine in etichetta della frutta utilizzata nelle bevande per impedire di spacciare succhi concentrati importati da Paesi lontani come Made in Italy”. È questo il prossimo traguardo a cui puntano gli agricoltori italiani.

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