L’economia del mare in Sicilia, un business da 20 miliardi di euro

Tra petrolio, crociere, turisti e import-export, in Sicilia il mare è la più grande risorsa

È il mare il più grande giacimento petrolifero prezioso della Sicilia. Una risorsa di cui la regione dispone abbondantemente, ma che potrebbe ulteriormente essere sfruttata per creare ricchezza e posti di lavoro. Qui il valore dell’economia del mare ammonta a 20 miliardi di euro. Una cifra che all’apparenza potrebbe sembrare elevata, ma che in realtà ha ancora ampi margini di crescita se si pensa che la Sicilia è l’isola maggiore del Mediterraneo e se si considera la sua posizione che la porta ad essere il fulcro naturale delle relazioni commerciali tra l’Europa e i Paesi nordafricani e mediorientali. Due aree del pianeta estremamente interessanti dal punto di vista energetico e nelle quali tutti gli analisti prevedono nei prossimi anni un’espansione dei mercati nazionali.

Al di là delle scelte strategiche che riguardano il futuro prossimo i dati emersi nel corso del convegno “L’economia del mare, opportunità concreta di sviluppo”, promosso e organizzato da Intesa Sanpaolo con il supporto di Srm (Studi e Ricerche per il Mezzogiorno, centro studi collegato al gruppo), ci dicono che il mare è un asset fondamentale per lo sviluppo della Sicilia.

 

Dai porti siciliani di Catania, Messina-Milazzo, Palermo-Termini Imerese ed Augusta nel 2016 sono transitate 64,5 milioni di tonnellate di merci, il 13,4% del totale nazionale. Si tratta del dato migliore dell’ultimo quadriennio. Un altro dato positivo riguarda il traffico cosiddetto Ro-Ro, ovvero il trasporto merci attraverso traghetti e navi accessibili direttamente da mezzi di trasporto su ruota come tir e camion. In questo segmento gli scali siciliano sono tra le eccellenze italiane facendo registrare nel 2016 del 3% rispetto all’anno precedente. Con 19 milioni di tonnellate l’Isola rappresenta il 20% del totale Italia ed oltre il 40% del totale Mezzogiorno. Il Ro-Ro costituisce l’87% del traffico del porto di Palermo con circa 6 milioni di tonnellate di veicoli movimentati. Oltre 7.000 navi hanno movimentato merci e passeggeri nel porto di Palermo nei primi 11 mesi del 2016 (+14% sullo stesso periodo dell’anno precedente).
Anche per quanto riguarda il trasporto dei passeggeri i porti siciliani confermano buone performance. Qui il traffico delle persone corrisponde ad oltre il 20% del totale dei passeggeri trasportato in tutta Italia. Le stime di fine 2016 parlano di 9,3 milioni di persone, di cui 2 milioni di passeggeri nel porto di Palermo (+8% sul 2015).

 

Se si guarda all’aspetto turistico spicca la presenza di oltre 14 mila posti barca destinati alle unità da diporto. Con 266 punti di ormeggio la Sicilia è la quinta regione in Italia per numero di posti destinati alle imbarcazione superiori ai 24 metri, ovvero quelle considerate imbarcazioni ad elevato valore aggiunto. Il giro d’affari che ruota attorno a questo tipo di attività nelle acque italiane è stimato in circa 209 milioni di euro. La stima è stata effettuata su un campione di 1.200 unità in transito, per una permanenza media di 3,8 giorni e con una spesa media giornaliera di 8.900 euro. La nautica da diporto è un ambito molto interessante per l’economia del mare poiché ha un ottimo moltiplicatore di occupazione. Basti pensare che un occupato nel settore genera altri 6,4 occupati nel sistema economico, mentre un euro speso, ne attiva 4 nell’economia.

 

C’è poi il capitolo delle crociere. Nel 2016 sono sbarcati circa un milione di turisti negli scali siciliani. Il porto con il maggior numero di toccate, ovvero di navi che sono approdate, è stato quello di Palermo. Un trend positivo confermato anche per il 2017. In particolare nel porto di Palermo per l’anno 2017 sono previste 150 toccate nave di cui 57 concentrate nei 4 mesi estivi. Dai dati emerge che soltanto un terzo delle toccate è concentrato nella stagione turistiche, il 62% delle navi arriva in mesi non estivi, mentre 32 toccate riguardano addirittura l’inverno (da dicembre a marzo). Il dato è estremamente interessante perché conferma il ruolo delle crociere nella destagionalizzazione del turismo. Ecco quindi l’importanza del comparto che si associa ai numeri generati in termini di giro d’affari. Gli scali siciliani generano oltre 2 miliardi di euro di valore aggiunto per l’economia nazionale, 1,3 miliardi sull’economia regionale.

Le ricadute che il mare ha sul sistema produttivo territoriale sono incredibili. Basti pensare che a Palermo sono 4.463 le imprese connesse ai settori marittimi. Numeri che la piazzano al 7° posto in Italia e al 3° nel Mezzogiorno dopo Napoli e Salerno. È quinta per numeri di occupati con 27.600 persone occupate. Inoltre il trasporto marittimo si conferma fondamentale per l’internazionalizzazione dell’economia dell’Isola. L’87% dell’import-export del territorio avviene con il mezzo navale (in Italia il 37%), si tratta di circa 10 miliardi di euro, la maggior parte dei quali riguarda il Medio Oriente con il 34% del totale.

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