La soluzione al default? Una moneta fiscale tutta siciliana

La proposta ha il sapore della boutade e l’autore non è nuovo a provocazioni politiche. Si tratta di Massimo Costa, economista dell’Università di Palermo e presidente del Movimento “Siciliani Liberi“. In molti lo ricordano per l’allarme lanciato nel dicembre 2015: “la Sicilia fallirà tra pochi mesi, ci sarà la catastrofe sociale”; Altri per quello lanciato lo scorso dicembre: “Licenzieranno centomila persone. Prepariamoci all’Indipendenza”.

Stavolta l’idea è quella di lanciare una moneta fiscale tutta siciliana. “Il progetto di Moneta Fiscale è presente da tempo sia nel proprio progetto politico, sia nel progetto ‘Sicilia Zona Economica Speciale’, quale suo elemento fondante“. Insieme a Biagio Bossone, lo stesso Costa, qualche anno fa, ideo’ il “Progetto Tari” per la ricostruzione economica della Sicilia, e da allora l’idea è stata sviluppata e inserita nei programmi del Movimento, che saluterebbe con favore “l’istituzione di una moneta fiscale a valere per tutta l’Italia, per superare i rigori altrimenti insostenibili dell’Eurozona, ma ricorda che, per le sue caratteristiche di ‘area valutaria ottimale’, la Sicilia ha tutto il diritto e il dovere di costruire una ‘propria’ moneta fiscale”.

“Noi siamo alternativi agli altri partiti – aveva detto alcuni mesi fa Costa -. Oggi vediamo soltanto due schieramenti nazionali in conflitto tra loro. Da un lato i tradizionali centrodestra e centrosinistra, in particolare Forza Italia e Pd, che, in un perenne Nazareno, sono, dal nostro punto di vista, un unico partito. Dall’altro le cosiddette forze anti-sistema – Lega e Movimento 5 Stelle – che non si coagulano fra di loro e che però alla prova dei fatti hanno dimostrato di non essere all’altezza. E in ogni caso anche loro sono partiti italiani: anche il M5S non ha quel grado di autonomia dal loro leader che servirebbe alla Sicilia. Quanto alla presenza della Lega in Sicilia, la considero poco più che un insulto all’intelligenza dei siciliani. Noi non vogliamo allearci con queste forze politiche ma sostituirle”.

Del Movimento fanno parte un  gruppo di economisti sulla moneta fiscale tra cui Bossone, Marco Cattaneo e Stefano Sylos Labini . Il team di ricercatori lo scorso anno analizzò l’impatto della moneta fiscale nella Germania nazista di Hitler. Adesso potrebbe essere il turno della Sicilia. “Le caratteristiche istituzionali, cioè il diritto, almeno in via teorica, da parte della Regione, di riscuotere la totalità o quasi dei tributi, rende il passaggio fattibile e, per le speciali esigenze economiche dell’Isola, ineludibile – sostiene il Movimento -. La moneta fiscale siciliana, ovvero un Certificato di Credito Fiscale valido per pagare nell’Isola i principali tributi (Irpef, Ires, Iva, Irap,…), usato per le transazioni interne favorirebbe l’occupazione, gli investimenti e la filiera corta, garantendo al contempo un ritorno indiretto, in termini di gettito tributario per la Regione, che compenserebbe in abbondanza lo ‘sconto fiscale’ concesso con questi strumenti, destinati alla massima circolazione. Peraltro, l’iniezione di liquidità provvederebbe a sostenere la domanda, calmierare i tassi d’interessi, e allentare la morsa finanziaria dalla quale Regione e Comuni non riescono in alcun modo ad uscire”. Per gli indipendentisti siciliani “le rivalità politiche, per il bene della Sicilia, devono essere messe da parte e solo cosi’ sarà possibile, con la prossima presenza di Siciliani Liberi in Assemblea Regionale, contribuire a creare un vasto schieramento ‘nazionale’ che possa portare a casa al più  presto un risultato di questa portata”.

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