La Sicilia cresce grazie ai piccioli sommersi. I dati svelano l’economia illegale

Il dato emerge dall'elaborazione di alcune analisi dell'Istat

La congiuntura è debole? La crescita stenta? I disoccupati aumentano e i cervelli fuggono all’estero? No problem. Con buona pace di analisti ed esperti statistici, la Sicilia cresce, eccome. A trainarla è l’economia illegale, quella che sfugge ai controlli ma che negli ultimi anni probabilmente ha permesso all’isola di non affondare sotto lo tsunami della crisi infinita ed servita a qualcuno per fare loschi affari o per tirare a campare. Quanto vale è riportato nel bollettino sulla congiuntura per il 2016 dell’ufficio statistica della Regione siciliana, che ha elaborato alcune analisi dell’Istat. Il dato è monstre, 14 miliardi e 800 milioni di euro, all’anno. Un fiume di denaro per quella che gli esperti definiscono ‘economia non osservata’ che include sommerso e attività illegali.

Il valore, secondo gli analisti, è pari a circa il 19,5 per cento del prodotto interno lordo (Pil), cioè la quantità di beni e servizi prodotti, che in nell’intera regione oscilla tra i 75 e gli 80 miliardi di euro all’anno. Negli ultimi tre anni, prendendo per buoni i numeri, la Sicilia ha prodotto un economia non osservata pari a quasi 50 miliardi di euro. Soldi sconosciuti al Fisco e agli Istituti di previdenza. Dentro questa montagna di 14,5 mld c’è un po’ di tutto, dalle imposte non dichiarate dalle imprese per un miliardo e 131 milioni (7,8%) al lavoro nero per circa 3 miliardi. Ma i grossi affari sono soprattutto in attività illegali come la gestione della prostituzione, il traffico di sostanze stupefacenti e il contrabbando di sigarette. Se la Regione attraverso la sua Riscossione Sicilia riuscisse a intercettare per un anno quest’economia illegale risolverebbe molti dei suoi problemi, basti pensare che il debito contratto da Palazzo d’Orleans ammonta a circa 7 miliardi di euro.

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