Incidenti mortali sul lavoro, in Sicilia + 600 per cento rispetto allo scorso anno

Un numero record che ha fatto schizzare la variazione rispetto allo stesso periodo del 2016

E’ emergenza morti sul lavoro in Sicilia. Sono 12 i lavoratori che hanno perso la vita nei primi due mesi del 2017. Un numero record che ha fatto schizzare del 600% la variazione rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quando le morti accertate erano state 2. Più contenuti, ma sempre in crescita, gli infortuni registrati nell’Isola nello stesso arco temporale, con un aumento di 90 casi (+2,1%), 4.471 contro i 4.381 della precedente rilevazione.

Un quadro drammatico che emerge dal report elaborato dalla Cgia di Mestre su dati Inail (Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro). La classifica stilata dall’Associazione degli artigiani vede la Sicilia al primo posto tra le regioni italiane nelle quali è salito maggiormente il numero degli incidenti mortali e all’ottavo per quelli non mortali. La situazione è allarmante non solo in termini assoluti ma soprattutto se si prende in considerazione la media nazionale, che inoltre risente delle tragedie dell’Hotel Rigopiano e dello schianto dell’elicottero di soccorso nei pressi di Capo Felice (Aquila).

A livello nazionale, infatti, le statistiche fanno segnare un +33,7%. In tutta Italia nei mesi di gennaio e febbraio del 2016 le morti erano state 95, mentre nello stesso bimestre del 2017 sono state 127. Una differenza di 32 casi in più, la metà dei quali ascrivibili ai due eventi eccezionali avvenuti nello scorso mese di gennaio in Abruzzo in occasione dell’emergenza neve. In crescita anche gli infortuni: sempre nei primi due mesi di quest’anno sono stati denunciati 98.275 eventi: 1.834 in più (+1,9%) rispetto allo stesso periodo del 2016.

Si tratta di morti ed infortuni nella maggior parte dei casi imputabili, in modo particolare al Sud, alla violazione delle più elementari misure di sicurezza previste dalla normativa vigente. Nonostante i passi in avanti fatti in questi ultimi anni c’è ancora molto da fare. Il segretario della Cgia Renato Mason lamenta le “poche risorse umane ed economiche a disposizione” degli enti che hanno il compito di vigilare sul rispetto delle regole in materia di salute e di sicurezza nei luoghi di lavoro.

Al di là delle severe disposizioni imposte dalla legge, spesso disattese dalle imprese, la tutela del lavoratore deve fare i conti con un mercato del lavoro dove vige la regola del massimo profitto, attraverso lo sfruttamento dei dipendenti e il taglio dei costi. E tra questi uno di quelli sui quali poter fare economia in modo semplice ed immediato è certamente la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro.
Un sistema per certi versi avallato dalle stesse istituzioni, quando consentono alle imprese di aggiudicarsi gare d’appalto pubbliche con il meccanismo perverso del massimo ribasso o di affidare lavori in subappalto, per importi che a malapena coprono le spese fisse. Costi che spesso vengono scaricati sotto forma di rischi sull’anello più debole della catena.

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