Il caos della sanità regionale. Tra ombre e dolori, al confine tra torto e ragione

I numeri sono impietosi ma c'è la sensazione che nessuno voglia realmente cambiare le cose

Il 2017 si apre con l’aggressione a Rosario Puleo (documentata sotto) in una corsia del Policlinico di Catania; dopo l’accaduto Puleo lascerà la città. Il giudice Elena Trapasso, in seguito, ordinerà l’arresto del pregiudicato Mauro Cappadonna, autore del pestaggio e altri aggressori verranno identificati.

Poco più di due settimane dopo un infermiere viene picchiato da due donne, suocera e nuora, al Civico di Palermo e, parallelamente, un medico è aggredito all’Ismett dai familiari di una paziente deceduta.

aggressione-medico-v-emanuele-470x265
L’agguato di Mauro Cappadonna

E ancora. Un 48enne ha aggredito un medico nel pronto soccorso dell’ospedale Garibaldi centro di Catania ed è stato bloccato e condotto in Questura da agenti della polizia di Stato. L’uomo, che aveva accompagnato la madre che stava poco bene e che aveva ricevuto un codice ‘giallo’ al triage del nosocomio, contestava i tempi d’attesa e ha avuto uno scontro con un medico in servizio, che avrebbe colpito con dei pugni.

Un avvocato palermitano, 89 anni il prossimo luglio, accompagnato dalla moglie e dal figlio, dopo essersi presentato all’ospedale Ingrassia a Palermo ha atteso, dopo l’ingresso nel pronto soccorso e i primi esami, 10 ore per la visita cardiologica ed è stato ricoverato, ma senza posto letto, dopo 12 ore nel reparto di Medicina.

Sono solo alcuni dei numerosissimi casi di violenza a cui medici ed infermieri sono sottoposti; spesso invece di andare dal medico di base la gente si reca al pronto soccorso per inezie e si crea ingolfamento. Parte così la petizione popolare ‘Salviamo il medico di famiglia’, lanciata da Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) e Senior Italia FederAnziani. “L’iniziativa – spiegano i promotori – nasce dalla constatazione che la mancata programmazione delle scuole di formazione in medicina generale non assicurerà nel tempo il ricambio dei camici bianchi che andranno in pensione con nuovi giovani medici, che nei prossimi anni non saranno sufficienti a sostituirli”. Violenze, sovraffollamenti, giocando anche con la vita, tra medici obiettori e laici.

Uno sketch di Ficarra & Picone

Al sovraffollamento – e all’inadeguatezza morale di molti pazienti – si contrappone la mancanza di personale. I due fattori, però, non sono così scollegati come potrebbe sembrare. La Sicilia, si sa, è terra di ozio, del minimo indispensabile, si vedano gli sketch di Ficarra & Picone. E spesso il rifiuto di un posto fisso, in favore di un part-time o un contratto a tempo determinato, è dettato da questo.

Ma molte rinunce nell’ambito infermieristico sono dovute proprio alle aggressioni, alle continue lamentele, ai sempiterni disagi che se una volta (o più) dipendono dalla struttura, un’altra volta (o più) dipendono dalle insistenze di persone che non sanno equilibrare le proprie condizioni di disagio, pazienza e rispetto.

Il problema è globale, generale: da un lato l’emergenza o presunta tale, che crea iper-afflusso, dall’altra la professionalità, che spesso viene calpestata. L’altalenarsi di vere esigenze e scarsa competenza, dall’emergenza si passa al paradosso, dal paradosso all’inefficienza. Più di un cane che si morde la coda, una “matassa” alla quale è difficile trovare il bandolo.

Alcuni ospedali, dal canto loro, propongono contratti, che siano a tempo determinato o indeterminato che vengono però rifiutati e, con un pizzico di boria, rispediti al mittente. Da Palermo (Civico) a Pantelleria non è raro trovarsi davanti a questo tipo di scenario. Illogicità? Forse, che provoca il congelamento della rete di professionisti del settore. “Ma il precariato non può e non deve essere la soluzione. Il precariato genera assistenzialismo, servilismo, instabilità finanziaria”. Sono parole di Francesco Frittitta, coordinatore regionale del Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche, commentando la notizia che al Civico la maggior parte dei medici e degli infermieri interpellati non accettano il contratto (rinnovabile) di sei mesi.

Il referente aziendale al Policlinico per il NurSind, Massimo Latella, dopo varie comunicazioni, incontri e lettere alla direzione generale che non hanno dato alcun riscontro positivo, si è affidato anche agli uffici legali per dirimere questa intrigata questione.

Gli infermieri denunciano la loro preoccupazione per la situazione dei turni, che gravano in modo pesante sulle loro giornate, ed il referente sindacale Latella esterna così tutto il disappunto della categoria: “Gli infermieri non si lamentano per i carichi di lavoro, considerati oltremodo eccessivi, ma per l’elevato rischio clinico a cui vanno incontro i piccoli pazienti.

“Una spiegazione c’è –  come dice il direttore dell’ospedale Civico di Palermo Giovanni Migliore – Cresce la preoccupazione tra gli inservienti” a causa di minacce e possibili aggressioni. Tra emergenza – o presunta emergenza –  si crea sovraffollamento, da qui problemi interni e di posti letto. Se è vero che il timore è un dato oggettivo, è anche vero che la generazione dei ‘figli di papà’, più per moda che per effettiva appartenenza, non tarda a far parlare di sé. Spesso dietro la scusa della paura si nasconde un pizzico di boria.

Proprio al Civico i carabinieri hanno trovato 27 pazienti in barella e 20 in poltrona, tra reparti e corridoi: lunghe attese anche al Di Cristina per ottenere degli esami, documentate dai Nas, anche se proprio i carabinieri parlano di “episodi limitati”.

Pronto soccorso siciliano versa in una condizione di perenne caos. le prestazioni sono inappropriate. I concorsi sono bloccati, le aree di emergenza non hanno personale adatto e si combatte anche con il problema che riguarda il giornalismo nelle aziende sanitarie.

Sono vuoti i posti da infermiere; sono stati convocati cento persone per posti a tempo indeterminato al Civico, se ne sono presentati la metà. “Gli altri hanno rifiutato perché i posti erano al Pronto Soccorso” dice il direttore amministrativo del nosocomio “Vincenzo Barone”. Così il presidente dell’Ordine dei Medici Totò Amato. “Rinunce per paura di aggressioni, serve maggiore sicurezza”. 

Secondo Vinciullo “sistema sanitario che sta scoppiando perché non vengono autorizzate le assunzioni. Il problema più importante – segnala Vinciullo – è la carenza di medici in area di emergenza-urgenza”.

Ecco perché i deputati Ncd hanno depositato un disegno di legge che sblocca stabilizzazioni e nuove assunzioni nell’area dell’emergenza-urgenza. “Nelle more del via libera definitivo alla nuova rete ospedaliera cui il ministero aggancia i concorsi nella sanità – hanno detto in conferenza stampa all’Ars Nino D’Asero e Vincenzo Fontana di Ncd – abbiamo presentato questo disegno di legge per anticipare i tempi e dare delle risposte a un sistema che sta soffrendo. Ne abbiamo discusso anche con l’assessore alla Salute Gucciardi”.

Anche Barbara Cittadini, presidente di Aiop Sicilia e vicepresidente nazionale dell’associazione, interviene sul caso dell’ennesima aggressione nei confronti di medici: l’ultimo episodio è avvenuto alla clinica La Maddalena di Palermo dove un uomo, che aveva perduto la moglie due giorni prima, ha aggredito il primario Vittorio Gebbia e il suo aiuto Francesca Varvara.

“Desidero esprimere la mia totale solidarietà ai medici del dipartimento oncologico La Maddalena, vittime di una deprecabile aggressione, e a tutti i medici che hanno dovuto sperimentare atti intimidatori e violenze nell’esercizio delle loro funzioni – ha commentato la Cittadini – Vi è un improcrastinabile esigenza di intervenire per ripristinare il corretto rapporto tra medico e paziente, una relazione fondata sulla fiducia reciproca tra cittadini e operatori sanitari a beneficio della tutela del diritto alla Salute”.

L’Asp si è anche riunita in assemblea sulle condizioni della sanità siciliana: gli adempimenti crescono e il personale diminuisce. Peggiorano le condizioni di pazienti e lavoratori; l’assenza di dialogo tra asp e sindacato che avviene, se avviene, solo per corrispondenza cartacea. Così Figuccia (Forza Italia): “Nosocomio di Termini Imerese “Cimino” è di alto livello: l’inaugurazione, però, è stata una passerella per i politici”. Incontro tra Aou Policlinico “G.Martino”, con il dg Giuseppe Laganga e Croce Rossa del comitato di Messina con il presidente Dario Bagnato. Una proficua collaborazione volontaristica per supporto e accoglienza al Porto Soccorso.

Le Regioni si apprestano a discutere, nelle prossime settimane, il riparto del Fondo sanitario nazionale che ammonta a 113 miliardi di euro. Riteniamo che i tempi siano maturi”, ha detto il coordinatore degli assessori regionali al Bilancio, Massimo Garavaglia.

Intanto è stato presentato il percorso regionale dell’innovazione per la salute e le scienze nella vita denominato “Life Science made in Sicily” che rappresenterà il brand con il quale l’Assessorato regionale alla Salute intende proporre una nuova visione di Sanità Pubblica.

L’obiettivo è quello di eliminare gli sprechi e razionalizzare le spese e investire per migliorare il servizio ai cittadini. In quest’ottica oggi allo Steri sono stati illustrati i primi due progetti del percorso di innovazione della sanità siciliana che saranno finanziati dall’assessorato regionale alla Salute con Fondi Psn 2014-2016, in collaborazione con le Aziende Universitarie di Palermo e Catania. Il primo riguarda la realizzazione di due centri specializzati di Oncologia molecolare, uno che serva la Sicilia occidentale, l’altro quella orientale, mentre il secondo piano consisterà nell’avvio di una rete regionale di Formazione che sia in grado di individuare i pazienti settici nelle strutture ospedaliere e intervenire tempestivamente con le efficaci cure.

Baldo Gucciardi

“L’avvio dei primi due progetti – commenta Gucciardi –  è la dimostrazione che anche la Sicilia può essere all’avanguardia e mettersi ai livelli di regioni virtuose come la Toscana grazie all’appropriatezza degli investimenti e a collaborazioni straordinarie come quelle con l’Università di Palermo. I piani vanno nella direzione della rete ospedaliera che oggi abbiamo in mente”.

Nello specifico il piano “Oncologia molecolare: biomarcatori specifici per la risposta alle terapie di precisione” coinvolge il Policlinico di Palermo e il Policlinico di Catania, e prevede la realizzazione di due centri altamente specializzati in diagnostica molecolare avanzata all’interno delle strutture ospedaliere che saranno attivi da metà marzo.

In contemporanea con il progetto, nasce anche il decreto di riorganizzazione sanitario della rete laboratoristica del 1 febbraio e, in linea generale, Gucciardi è comunque ottimista, da assessore come fa a non esserlo? Loda il record di trapianti all’Ismett e presenta un nuovo piano ospedaliero , anche in collaborazione con l’Università di Palermo e al Cervello nasce un percorso per l’autismo.

Palermo ma non solo; è in tutta la Sicilia che la situazione sfiora il drammatico e la soluzione non sembra essere a portata di mente di nessuno. I direttori delle Asp di Trapani ed Agrigento lanciano un allarme per mancato personale. “Non trovo medici e anestesisti per i reparti di ortopedia di Marsala e Trapani” e neanche di Pantelleria. Così il trapanese De Nicola a cui fa eco Ficarra, dell’Asp agrigentina, che deve affrontare il problema analogo.”Questo è inspiegabile; anche in zone con emergenza migranti. Il precariato non può essere la soluzione: c’è gente che preferisce rimanere precaria e rifiuta il posto fisso. Ma perché?” si chiede. Carenze di unità e mobilità, come quella avvenuta dal nosocomio “Chiello” di Piazza Armerina all’ospedale “Umberto I” ad Enna.

Proprio nell’ospedale ennese sarebbero spariti 700 mila euro dal Cup, pagati dagli utenti come ticket, il cui servizio era gestito, fino all’inizio del 2017, dalla ‘M. & G. Call center Srl’. Gli agenti della squadra mobile hanno perquisito i locali della Direzione dell’Asp, acquisendo documentazione relativa al servizio Cup – call center – riscossione. Alcuni locali sono stati posti sotto sequestro mentre sono stati notificati avvisi di garanzia, ai dirigenti della società ‘M&G Call Center Srl’. La procura, col sostituto Augusto Rio, procede dopo una serie di segnalazioni e denunce, per le ipotesi di reato di peculato ai danni dell’Azienda sanitaria provinciale, per l’illecita sottrazione di circa 700 mila euro. Le indagini ora continuano per accertare l’appropriazione e la destinazione delle somme sottratte.

Un’incredibile scoperta emerge, intanto, da un rapporto che l’Asp di Palermo ha consegnato al governatore Rosario Crocetta che ha chiesto alle aziende sanitarie di verificare i dati dei tabulati sul numero dei disabili gravissimi in possesso dell’assessorato regionale alla Famiglia. In Sicilia anche i morti finora hanno beneficiato dell’assistenza h24.

Nel distretto di Misilmeri – che aveva più disabili dell’intero Piemonte –  viene fuori che in realtà i disabili gravissimi non sono 110 ma 47 e che 15 persone, inserite negli elenchi dai comuni, sono decedute. L’Asp dunque conferma i sospetti di anomalie e numeri gonfiati.

“Il personale – spiega Francesco Frittitta, coordinatore regionale del Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche – è difficile da trovare perché gli operatori o lavorano verosimilmente già al Nord dove vengono affidati più incarichi oppure andando tra quelli che lavorano a tempo indeterminato, le aziende non concedono più l’aspettativa per ottenere un contratto a tempo determinato, per evitare di sguarnire i reparti. Per cui si crea questo paradosso e il personale non accetta contratti a tempo determinato. Faccio un altro esempio. A Pantelleria il reparto di ostetricia e ginecologia a livello di medici potrebbe assumere a tempo indeterminato ginecologo e anestesista, ma nessuno vuole andarci”. Secondo Frittitta “la situazione paradossale che si è verificata al Civico di Palermo e in altri nosocomi non è altro che la fotografia della situazione della Sanità in tutta l’intera regione. Il Nursind più volte ha sollecitato l’assessorato regionale alla Salute a implementare, sviluppare, potenziare la rete di professionisti sanitari infermieristici nel supporto all’assistenza. Il precariato non può e non deve essere la soluzione anche perché non garantisce la possibilità per i professionisti di programmare il proprio futuro. È ora di dire basta alla schiavitù del terzo millennio”.

Di esempi se ne potrebbero portare innumerevoli, campioni di un problema molto serio che deve essere affrontato con la compartecipazione di tutti. Governo, parti sociali, personale e soprattutto pazienti. Una situazione figlia, probabilmente, di una virtù mai del tutto compresa a fondo. L’immedesimazione e il rispetto dell’altro “all’infuori di te”.

Commenta: