Guerra senza quartiere per la Camera di commercio di Catania. Chi vince controllerà l’aeroporto

Aziende iscritte negli elenchi "a loro insaputa"

Ruota attorno alle adesioni anomale di circa 17 mila imprese ad alcune associazioni di categoria l’elezione del presidente della nuova Camera di Commercio della Sicilia Orientale, che accorpa quelle di Catania, Siracusa e Ragusa. Sarebbe, infatti, grazie alla crescita esponenziale di nuovi associati che Confcommercio e alleati potrebbero contare su una netta maggioranza in Consiglio. Tra questi anche multinazionali, come Auchan e Decathlon, e persino società partecipate, come la Multiservizi del Comune di Catania. Società che si troverebbero, “a loro insaputa”, negli elenchi dei soci di diverse associazioni di categoria del settore del commercio. Così sarebbero stati alterati i rapporti di forza in campo. Sullo sfondo il controllo della Sac Spa, la società che gestisce l’aeroporto internazionale Fontanarossa. Una questione estremamente delicata su cui sta indagando la magistratura.

Il 30 dicembre scorso il presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, aveva emanato il decreto di costituzione della mega Camera nata per effetto della riforma del sistema camerale italiano, avviata dal governo Renzi nell’aprile del 2015. Nel provvedimento anche i nomi dei 33 consiglieri ripartiti sulla base del peso delle associazioni e dei sindacati che rappresentano il tessuto economico del territorio: per l’agricoltura Giosuè Catania, Sandro Gambuzza, Pietro Greco e Giovanni Pappalardo; per l’artigianato Andrea Milazzo, Giovanni Brancati e Michele Marchese; per l’industria Ivanhoe Lo Bello, Fabio Massimiliano Scaccia e Filippo Guzzardi; per il commercio Riccardo Galimberti, Sandro Romano, Salvatore Politino, Vincenza Privitera, Maria Fiore, Salvatore Guastella, Antonino Giampiccolo e Arturo Linguanti; per la cooperazione Luciano Francesco Ventura; per il turismo Rosario Di Bennardo, Rosario e Domenico Torrisi; per i trasporti e spedizioni Giuseppe Bulla; per i servizi alle imprese Patrizia Gulisano, Paolo Lentini, Pietro Agen, Giuseppe Giannone e Virginia Zaccaria; per il credito e le assicurazioni Arturo Schininà; per gli altri settori Domenico Blatti; per le organizzazioni sindacali Fortunato Parisi; per i consumatori e gli utenti Francesco Tanasi; per i liberi professionisti Sebastiano Truglio.
Sulla base della suddetta composizione il presidente uscente Pietro Agen e leader di Confcommercio Sicilia può contare su ben 20 consiglieri.

ivan-lo-belloUna decisione che, proprio in virtù delle inchieste giudiziarie pendenti, ha colto di sorpresa le associazioni di categoria riconducibili allo schieramento avverso che sostiene il presidente nazionale di Unioncamere, il siracusano Ivan Lo Bello. Tre giorni prima della firma del decreto da parte del presidente Crocetta alcune di queste associazioni, guidate da Confindustria e Confartigianato, avevano inviato una pesante lettera-denuncia al Ministero dello Sviluppo economico, a tre Procure della Repubblica e alla Presidenza della Regione e all’Assessorato regionale alle Attività produttive. Quest’ultimi, a cui spetta il compito di assegnare i seggi, sono stati chiamati in causa perché colpevoli di non aver fatto gli opportuni controlli sugli elenchi. La missiva riporta alcuni dettagli che infittiscono i sospetti di manovre losche per conquistare il vertice della più importante Camera siciliana. Secondo i firmatati, tra cui risulta anche Confesercenti, l’aumento di 8.877 iscritti nella sola città di Catania. Un dato che stride con la crisi economica degli ultimi anni, durante i quali hanno chiuso i battenti 2.234 imprese.

Sulla vicenda è chiamata a far luce la magistratura, che ha già acceso i riflettori su una serie strana di errori nella presentazione dei bilanci a cui sono chiamate ogni anno le società iscritte. Un filone di indagine scaturito dopo le denunce fatte da Confindustria e che vede indagato Alfio Pagliaro, segretario generale della Camera etnea nonchè commissario a cui è stato affidato il compito di condurre il processo di fusione delle tre Camere di commercio. I giudici si sono accorti che da anni nella Camera etnea si verifica la maggior parte delle anomalie informatiche riscontrate in tutte le Camera di commercio d’Italia. Per anni migliaia di aziende non hanno rispettato le prescrizioni sulla presentazione dei documenti contabili, eludendo le sanzioni previste dalla legge. Ma la cosa ancora più grave è che tra queste ci sono anche imprese in odore di mafia: su 706 poste sotto esame è stato accertato che ben 107 hanno legami con Cosa nostra.

sacDalla neonata Camera di Commercio passa il pieno controllo della Società aeroporto Catania. È lei il vero oggetto della contesa. La Sac gestisce uno dei più importanti scali del Mezzogiorno nonché del Paese, sesto in Italia per numero di passeggeri, ma soprattutto ha un fatturato di 60 milioni di euro e un patrimonio di 160. Fino ad oggi le Camere di Catania, Siracusa e Ragusa controllano rispettivamente delle quote di minoranza della società, che sommate assieme arrivano al 52,5%. La nuova Camera della Sicilia Orientale deterrà, quindi, la maggioranza assoluta e di conseguenza il potere di prendere tutte le decisioni dell’azienda. Anche quella delicatissima, di cui si discute da tempo, relativa alla sua privatizzazione. Un affare che fa gola a molti.

È questo lo scenario su cui si combatte la battaglia per la guida della Camera di Commercio di Catania, Siracusa e Ragusa. Lo scontro finale dovrebbe avvenire nei primi di febbraio. Data, annunciata nei giorni scorsi dall’assessore alle Attività produttive Mariella Lo Bello, in cui dovrebbe riunirsi il consiglio camerale con all’ordine del giorno l’elezione del presidente. Sempre che gli esiti delle inchieste giudiziarie, nel frattempo, non stravolgano tutto.

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