Centro Pio La Torre: “Partono i Patti per il Sud ma non in Sicilia”

La presenza di ben 487 progetti sotto la voce ‘altro’ renderebbe il patto molto aleatorio

“La Regione non ha indicato alcun target di spesa sulle risorse del Fondo sviluppo e coesione per il 2017 assegnate con il patto per la Sicilia”. Lo rivela il Centro Studi Pio La Torre che ha analizzato la “Ricognizione ed aggiornamento sull’andamento dei patti per il Sud”, del Dipartimento per la programmazione economica della Presidenza del Consiglio dei ministri (Dipe), aggiornata al 13 dicembre 2016.

Questo, per il Centro Pio La Torre, renderebbe il patto siciliano molto aleatorio sia perché vengono a mancare dei riferimenti di finanziamento precisi, sia perché lo priva di un piano di realizzazione dettagliato delle opere.

“Gli interventi – si legge nella nota del Centro firmata da Franco Garufi sono suddivisi tra ‘fase di avvio’, ‘completamento della fase di progettazione esecutiva’, ‘completamento intervento’ e ‘altro’ in cui sono inclusi gli interventi già in corso”.
È proprio l’elevata concentrazione di progetti ricadenti in quest’ultima categoria a destare perplessità. “Colpisce ed incuriosisce nel rapporto del DIPE – spiega Garufi – la situazione siciliana. Il patto regionale comprende in tutto 793 interventi, di cui 61 del primo tipo, 25 del secondo, 220 in completamento di intervento e ben 487 sotto la voce ‘altro’: si tratta di un’evidente anomalia rispetto agli altri patti in cui la voce ‘altro’ si riferisce ad un numero assai piccolo di interventi. Per fare un paragone con una regione simile alla nostra per popolazione e caratteristiche socio-economiche, nel patto per la Campania gli interventi previsti alla voce ‘altro’ sono 44 su 93”.

Nella nota viene sottolineata l’eccessiva frammentazione del numero degli interventi. Questi nell’Isola sono 793 a fronte dei 93 previsti dalla Campania e dei 53 previsti dalla Sardegna. La Sicilia ha pensato, quindi, di fare tante piccole opere sparse su tutto il territorio regionale piuttosto che concentrare gli investimenti per realizzare grandi opere. Per comprendere la ratio della strategia seguita dal governo regionale sarebbe necessaria un’analisi qualitativa sulle tipologie di progetti ammessi e sul loro impatto economico e sociale.

Per quanto riguarda le città metropolitane tale caratteristica si riscontra anche nel patto per Messina con 91 interventi. La moltiplicazione delle azioni non si rileva nei patti metropolitani per Palermo, che prevede 13 interventi, e per Catania, con 25 interventi. Quest’ultimo nella media nazionale se si pensa che il patto per Napoli prevede 23 progetti e quello per Bari 25. Nella città etnea, inoltre, ben 22 interventi sono “in fase di avvio”, a Palermo invece 10 su 13 si collocano nella voce “altro”, che raggiunge l’acme a Messina con ben 79 interventi su 91.
garufi-e-lo-monacoChe significa e quali conseguenze avrà, si chiede il Centro Pio La Torre, la mancata indicazione dei target per il 2017 nel patto per la Sicilia?

“Dato che non può trattarsi di un mero errore – sostiene Garufo – le spiegazioni possibili potrebbero essere o l’incapacità degli uffici della giunta regionale di inviare previsioni credibili oppure, peggio, la difficile prevedibilità dell’attuazione degli interventi selezionati per le loro caratteristiche qualitative e per l’eccesso di frammentarietà”.

Cosa fare allora? “Nel primo caso – argomenta Garufo – non sarebbe difficile provvedere in tempi rapidi; il secondo confermerebbe invece i tanti dubbi espressi, anche da chi scrive, sul modo in cui è stato concepito e strutturato il patto per la Sicilia”.

A questo punto l’indice viene puntato dritto dritto sul piano delle responsabilità politiche ed istituzionali: “il patto, come si ricorderà, fu firmato ad Agrigento tra squilli di trombe e sventolare di bandiere e ad esso sono affidate una parte delle speranze che la Sicilia cominci finalmente a risalire la china di una crisi devastante che è durata quasi un decennio”.

“Mi auguro – conclude Garufo – che le gravi preoccupazioni per l’operatività del patto per la Sicilia che derivano dalla “Ricognizione” della DIPE siano rapidamente smentite dal presidente della Regione. Al quale auguro che le dichiarazioni che, bontà sua, vorrà fare sull’oggetto presente non facciano la stessa fine del suo messaggio di Capodanno smentito dal Servizio Statistica della Regione siciliana”.

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