Calcestruzzi Belice, si aspetta il responso della Corte d’Appello di Palermo

Oggi la manifestazione promossa dalla Cgil dal titolo "Salviamo la Calcestruzzi Belice"

Oggi a Montevago (Agrigento) si è svolta la manifestazione promossa dalla Cgil e dalla Fillea-Cgil dal titolo “Salviamo la Calcestruzzi Belice“, azienda confiscata e gestita dall’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati e dichiarata fallita per un debito contratto con l’Eni prima della confisca di 30 mila euro. La vicenda della Calcestruzzi Belice si presenta con troppi paradossi che non si spiegano solo con la leggerezza, le disattenzioni le sottovalutazione del Tribunale, dell’Agenzia e dell’amministratore giudiziario; una trama di azioni operate per determinare il fallimento di una azienda che non ha alcuna ragione per chiudere.

Bilancio e fatturato insieme alla attività in ordine e in attivo, ha detto Luciano Silvestri, responsabile Legalità e Sicurezza della Cgil nazionale. “Il sito ha una potenzialità estrattiva di 8 milioni di tonnellate. Questo dato dice tanto sugli interessi che si possono muovere. Vogliamo vederci chiaro e andremo fino in fondo. Stiamo valutando il ricorso ad un esposto alla Procura. Intanto abbiamo attivato le procedure per impugnare i licenziamenti. Inoltre questo vicenda evidenzia come sia insopportabile il ritardo del Parlamento per approvare in via definitiva, dopo l’approvazione alla Camera, della riforma del Codice Antimafia ispirata dalla legge di iniziativa popolare presentata dalla Cgil. Quelle norme avrebbero impedito di trovarci adesso ad affrontare questa indicibile vicenda“.

calcestruzzi-beliceAspettiamo con fiducia la pronuncia della Corte d’Appello di Palermo sul fallimento decretato in primo grado della Calcestruzzi Belice: il destino di questa azienda deve essere riscritto, anche perché la Cassazione si è pronunciata recentemente ribadendo la piena competenza del Tribunale della Prevenzione sui debiti delle aziende sequestrate e confiscate“. Lo afferma il deputato Pd Davide Mattiello, componente delle Commissioni parlamentari Giustizia e Antimafia, che oggi ha partecipato alla manifestazione. “Ma la questione non si risolve comunque qui: per questo valuteremo un esposto alla magistratura raccogliendo una serie di episodi che riguardano la gestione dell’azienda affinché si verifichi se esistono responsabilità penali. Se per anni ci siamo detti: guai se passa il messaggio ‘con la mafia si lavorava con lo Stato c’è il fallimento’, oggi dobbiamo guardarci dal messaggio ancora più terribile ‘con la mafia lavoravamo, con lo Stato lavorano gli amici’. Infine, è urgente che il Senato approvi definitivamente la riforma del Codice Antimafia: non è possibile che un testo che potenzia l’Agenzia nazionale e impone un maggior rigore nella gestione dei sequestri sia ferma da oltre un anno“, conclude Mattiello, che della riforma del Codice Antimafia è stato relatore di maggioranza alla Camera.

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