Anello Ferroviario, Ministero “scagiona” la Tecnis. «I ritardi? Per l’80% colpa di Comune e Autorità portuale»

Lo riferisce il deputato del M5S Riccardo Nuti, che ha posto il quesito al governo

I ritardi della Tecnis per la costruzione dell’Anello ferroviario approdano direttamente alla Commissione Trasporti della Camera. Ieri infatti, nel corso del “Question Time” al governo, il deputato palermitano Riccardo Nuti (M5S) ha chiesto al sottosegretario del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Umberto Del Basso De Caro, se vi fossero le condizioni per la rescissione contrattuale, dal momento che dal luglio 2014 a oggi l’impresa ha accumulato oltre 18 mesi di ritardo sul cronoprogramma originario.  Di questo passo, l’opera anziché essere completata in 3 anni (luglio 2017) verrà ultimata in 5 anni e mezzo (gennaio 2020). 

La risposta del governo ha spiazzato completamente Nuti: «La risposta – scrive sul suo profilo Facebook – è stata disarmante. Oltre a confermare i ritardi nell’esecuzione dell’opera che sono davanti agli occhi di tutti, si è subito lavato le mani del problema, dichiarando che l’appalto non risulta essere tra quelli in convenzione tra Stato e RFI, rigettando quindi il proprio ruolo di sorveglianza e controllo nei confronti delle Ferrovie dello Stato. Tant’è che in chiusura il sottosegretario non solo non prende alcun impegno ma dichiara un tanto generico quanto inutile “i lavori procedono nel rispetto delle condizioni stabilite”. Ancor più sconcertante è lo scaricabarile riguardo i ritardi: da una parte il governo addossa gran parte della colpa (l’80%) a Comune, Demanio e Autorità Portuale, rei di non aver consegnato le aree dei cantieri a Tecnis, mentre quest’ultima sarebbe causa solo del 20% dei ritardi; allo stesso tempo il Comune in questi mesi ha sempre incolpato Tecnis e RFI di tutti i ritardi e dei disagi patiti dalla cittadinanza».

Ecco il video del deputato grillino, al momento sospeso dal movimento per l’indagine sulle firme false a Palermo:

anello fs tecnis

Gli scavi in via Emerico Amari

«La realtà  – scrive Nuti – è che gli operai, che da mesi hanno problemi persino nel ricevere gli stipendi, sono spesso assenti nei cantieri o fanno turni che appaiono piuttosto ridotti per un’opera che invece dovrebbe procedere speditamente per recuperare il tempo perso. Nel frattempo, dall’inizio dei cantieri in Via Amari e in Viale Lazio ben 13 attività hanno chiuso definitivamente, mentre le restanti sono in ginocchio, dovendo subire ingenti perdite; e la viabilità è talmente compromessa che le aree interessate sono spesso paralizzate. Se questa è la situazione, consegnare ulteriori aree cantierabili alla Tecnis rischia solo di aggravare questa situazione e produrre ingenti danni anche in altre aree della città. Forse è un bene che il Comune non le abbia consegnate. Davanti a queste inadempienze gravi, si sarebbe potuto e dovuto rescindere il contratto, così come previsto sia dalla convenzione relativa all’appalto stipulato tra Tecnis e RFI sia dalle condizioni generali di contratto per gli appalti di lavori delle società del gruppo FS. Anche su questo – accusa Nuti – il governo ha fatto orecchie da mercante».

 

Nell’attesa di vedere un incremento nei lavori su questo 1° stralcio Giachery-Politeama, bisogna capire se verrà confermato Ruperto come amministratore giudiziario, o se la recente richiesta di dissequestro delle società controllate da Tecnis verrà accettata.

 

passante-e-anello-fs

Frattanto, l’on. Nuti ha presentato anche un’interrogazione a risposta scritta al governo, circa le sorti dell’altra maxi-opera che cambierà la mobilità a Palermo: il raddoppio del Passante Ferroviario.

Proprio ieri i sindacati di Fillea, Filca e Feneal avevano annunciato una manifestazione per il 10 febbraio, a fronte della volontà della Sis (l’impresa incaricata dei lavori) di voler licenziare 200 operai su 279 rimasti in cantiere. E vista la volontà di Rfi di non cedere, Nuti ha chiesto al governo «interventi urgenti per velocizzare il completamento dell’opera e la possibilità di revocare il contratto al Consorzio Stabile SIS».

 

Ecco il suo post su Facebook:

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