Anche i farmacisti piangono, ma la difesa della categoria passa sempre da quella dei privilegi

Per il presidente di Federfarma Sicilia il decreto Bersani “ha creato un'attività che esiste solo in Italia e in nessuna altra parte del mondo

Desta sempre un certo stupore sentire le lamentele dei farmacisti. Appartengono ad una categoria da sempre ritenuta privilegiata, per il regime di monopolio in cui operano e, nello specifico, per la tipologia di merce venduta. Prodotti per i quali i pazienti sono disposti a dare fondo a tutte le loro riserve. La salute d’altronde è la cosa più preziosa che abbiamo. Eppure anche loro soffrono la crisi. Come mai? Tra le cause citate dal presidente di Federfarma Sicilia e vicepresidente vicario nazionale, Gioacchino Nicolosi, il fenomeno delle rapine. Un problema preoccupante, ma la difesa della categoria passa sempre da quella dei privilegi.

Solo in Sicilia nel 2015 sono 20, su un totale di 1.450, quelle che hanno chiuso i battenti. E negli ultimi anni è stata registrata una diminuzione del fatturato di circa 25% punti percentuali. Un dato in linea con quello nazionale dove il 20-25% degli esercizi “naviga in gravi difficoltà economiche”. Nicolosi lancia l’allarme sull’emergenza rapine. Le farmacie viene vista come uno sportello facile da derubare. Ha a disposizione quantità di denaro appetibili, ma al contrario delle filiali bancarie, ad esempio, non ha un servizio di vigilanza. Catania e Palermo sono tra le città più colpite in Italia.

Un fenomeno che l’associazione sta pensando di combattere grazie ad un protocollo d’intesa con il ministero dell’Interno, per mettere le farmacie in collegamento con le questure. Se questa è una motivazione sicuramente condivisibile le altre fanno storcere il muso a chi lavora senza avere le stesse garanzie che lo Stato riconosce ai titolari delle farmacie. Nicolosi, infatti, lamenta la dilatazione dei turni, regolati dalla legge, a fronte di un drastico calo del fatturato relativo al Sistema sanitario nazionale, “quindi più mole di lavoro, un minore incasso e un ulteriore ‘balzello’ dovuto al decreto Monti: tutto questo, sommato ad alcuni ritardi nei pagamenti, stanno mettendo in crisi il nostro mondo”.

Come se non bastasse Nicolosi mette sotto accusa anche il mondo delle parafarmacie nato dalla parziale liberalizzazione del mercato della distribuzione del farmaco realizzata con il decreto Bersani. Quel decreto, sottolinea il presidente di Federfarma Sicilia, “ha creato un’attività che esiste solo in Italia e in nessuna altra parte del mondo; un’attività squisitamente commerciale, il nostro con loro è un rapporto di normale competizione, anche se la parafarmacia ha limitazioni che noi farmacisti non abbiamo”. Una concorrenza ad armi decisamente impari. Basti pensare che i 90% del giro d’affari del settore farmaceutico passa ancora dalle farmacie. Le parafarmacie, infatti, possono vendere soltanto farmaci e presidi per i quali non è necessaria prescrizione medica.

Il punto di vista cambia se invece ad ampliare la tipologia dei servizi offerti alla clientela, sconfinando negli affari di altri esercizi, sono le farmacie stesse. Qui, infatti, da un po’ di tempo a questa parte è possibile effettuare esami istantanei e di facile esecuzione. Non solo il controllo dell’altezza, del peso e della pressione … ma ad esempio quello del colesterolo. Ovviamente in questi casi si parla di “un aiuto – dice Nicolosi – che si dà al cittadino ma anche al medico. Facciamo prevenzione senza togliere niente a nessuno né invadendo il campo medico”.
Chissà se i titolari dei centri analisi la pensano allo stesso modo?

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